Pubblicato da: sergiolapenna | 28 aprile 2009

RICERCA, AUDIZIONE PRESIDENTE CNR POTENZA IN QUINTA CCP

Nella seduta di ieri della quinta Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale (“Verifica, controllo, monitoraggio”), vi è stata l’audizione del presidente del Cnr – area della ricerca di Potenza , Vincenzo Cuomo, sull’attività svolta dal centro di ricerca nel periodo di programmazione 2000/2006. È quanto riferisce il presidente dell’organismo, Sergio Lapenna, per il quale “dall’audizione è emerso un quadro sostanzialmente positivo: vi sono degli aspetti da migliorare, come lo snellimento delle pratiche burocratiche nella pubblica amministrazione, che consentirebbe un più facile accesso ai finanziamenti e dunque ai risultati, o come la necessità di concentrare le risorse sui settori che si dimostrano competitivi e di promuovere i progetti pilota”.

Nel corso dell’audizione, Cuomo ha illustrato compiutamente le competenze del centro di ricerca, i progetti finanziati e le ricadute occupazionali, evidenziando in particolare che il Cnr opera nel campo della ricerca scientifica ed industriale e che grazie alle competenze altamente specializzate dei propri ricercatori attira finanziamenti per importanti progetti di ricerca. Tra il 2000 ed il 2008 circa il 58 per cento delle risorse utilizzate per l’attività di ricerca proviene dai fondi del Cnr, il 28 per cento da fondi esterni ed il 18 per cento da fondi regionali. Una delle peculiarità del Cnr è che è si tratta di uno dei pochi enti in cui lavorano prevalentemente donne. Inoltre il Cnr vanta molte collaborazioni con l’Università degli Studi della Basilicata e con gli atenei di altri paesi del mondo. In particolare per ciò che concerne i progetti affidati dalla Regione, che variano dalla ricerca nel campo strettamente scientifico a quella per il miglioramento delle infrastrutture, si registrano una serie di successi e di progetti portati a termine, poiché il Cnr ha consolidato un’attività di formazione non fine a se stessa, ma spendibile nel mercato del lavoro. Infatti le ricadute dei finanziamenti regionali si sono tradotte nel potenziamento delle infrastrutture scientifiche, nell’incremento del personale e nell’attrazione di risorse europee e nazionali verso il sistema scientifico ed industriale, nel miglioramento della competitività e del potere attrattivo della Regione.

“La nota dolente – conclude Lapenna – è il problema della cosiddetta fuga dei cervelli, poiché i giovani ricercatori italiani e quindi anche i lucani, dopo essersi formati e specializzati, migrano all’estero poiché hanno maggiori opportunità lavorative e di carriera”.

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