Pubblicato da: sergiolapenna | 29 settembre 2009

LAPENNA (FI-PDL) SU COMMISSARIAMENTO COMUNITA’ MONTANE

“Dinanzi al pasticcio istituzionale che si è venuto a creare in merito alla vicenda della proposta di modifica alla legge regionale sulla soppressione delle Comunità montane, sarebbe auspicabile la ripresa di un confronto sereno che, contrariante a quanto accaduto nel passato, riconosca il ruolo delle parti sociali come soggetto dialogante per una organica, equilibrata e condivisa riforma della governance basata sui fondamentali valori della sussidiarietà, della solidarietà e della cooperazione istituzionale”. È quanto dichiara il consigliere regionale Sergio Lapenna (Fi-Pdl).

“La legge regionale in materia di riordino degli Enti regionali e subregionali – afferma Lapenna – non ha trovato sin dall’inizio il nostro consenso perché non è stata inserita in un disegno di ordine generale, vale a dire quello che attiene innanzitutto allo Statuto di questa Regione, mostrandosi non chiara e solo apparentemente innovatrice, mentre in realtà nascondeva la volontà della Regione di essere sempre più accentratrice. In questo caos istituzionale è intervenuta la sentenza del Tar che ha ritenuto i decreti di commissariamento delle Comunità montane sprovvisti del necessario fondamento normativo ed ha, pertanto, accolto il ricorso sospendendo l’esecutività dei decreti. Ma il centrosinistra anche in questa vicenda ha mostrato grande superficialità mista ad arroganza, portando in Consiglio regionale una proposta di modifica alla legge sul riordino delle Comunità montane su cui bisogna elevare due obiezioni fondamentali. La prima riguarda la violazione normativa della precedente legge in materia (Lr n. 9/1993) che prevede in maniera chiara che, per modificare l’impianto normativo, è necessario coinvolgere i soggetti interessati, ossia i Consigli delle Comunità montane. La seconda riguarda la palese contraddizione della proposta di legge con il principio stabilito nello Statuto regionale di preservare nella regione il concetto di montagna e quindi degli Enti che devono salvaguardarla, appunto le Comunità montane”.

“Se si fossero confrontati questi organismi con altri enti – conclude Lapenna – si sarebbe scoperto che sono stati i più efficienti, con il minor tasso di spesa corrente per abitante ed il maggior tasso di investimenti. Con il progetto di riordino delle Comunità montane, il governo regionale ha introdotto un nuovo sistema di governance caratterizzato dalla gestione centralista, soprattutto nei riguardi dei Comuni che sono costretti ad aderire al nuovo modello, pena il rimanere fuori da questo sistema e sempre più impoveriti. In tal modo il sistema di autonomia non si rafforza ma, riducendosi gli interlocutori, finisce per generare sempre maggiore dirigismo, generando un apparato di governo antitetico a quello democratico”.

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