Pubblicato da: sergiolapenna | 25 gennaio 2010

LAPENNA: SU MANCATA BONIFICA AREA INDUSTRIALE TITO

“La bonifica dell’area di Tito Scalo, unitamente all’intera Valbasento, rappresenta un problema con radici lontane e non esclusivamente imputabile alle azioni del Governo Berlusconi. I ritardi di attuazione delle attese infinite di un Piano di Bonifica cominciano a pesare, in misura certamente maggiore, sulla tutela ed il rispetto della salute delle popolazioni locali”. È quanto dichiara il consigliere regionale Sergio Lapenna (Fi-Pdl).

“Devo, invece, constatare – sottolinea Lapenna – che il centro sinistra solo a ridosso della campagna elettorale si sta occupando della vicenda, organizzando un convegno sul tema. Quello della bonifica del sito industriale è un tema che è emerso negli ultimi giorni su sollecitazione del sindaco di Tito che ha chiesto l’aiuto di tutte le istituzioni per richiamare l’attenzione su un problema molto serio. La Regione – aggiunge Lapenna – da parte sua non può sempre continuare a scaricare le proprie responsabilità, perché ha indubbiamente le sue colpe vista la situazione, tra passato e presente, in cui versa l’attuale area industriale di Tito. Molti esponenti del Pd hanno duramente criticato il taglio di alcuni fondi nell’ultima Finanziaria del Governo Berlusconi, dimenticando però i finanziamenti destinati alla Basilicata per la bonifica dell’area, in uno scenario che ha visto un disinteresse generale e un grande sperpero di risorse. Non dimentichiamo che la Regione ha anche affidato, nel 2007, alla Metapontum Agrobios una consulenza di oltre un milione di euro per analizzare la caratterizzazione geochimica dei siti inquinati di interesse nazionale, illustrare quindi cosa è stato fatto per incentivare il monitoraggio sull’area, oltre che i fornire i dati attuali”.

“Ma, al di là di alcune note critiche – conclude Lapenna – è opportuno che si accenda l’interesse sulla vicenda e che si ponga fine alla politica di alcuni imprenditori che hanno agito nell’ottica di prendere i soldi pubblici, inquinare e poi scappare, tutto questo spesso avallato da una politica troppo distratta”.

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