Pubblicato da: sergiolapenna | 7 giugno 2012

LAPENNA (UDEUR-PPS): “CARA” SANITA’ ANCHE IN BASILICATA

Secondo il rapporto Salute stilato dal Censis sono circa 9 milioni gli italiani che, a causa della crisi, hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie e, ovviamente, la percentuale più alta si concentra tra gli anziani, in particolare, nella popolazione del Sud Italia. E’ quanto dichiara il segretario regionale di Udeur-Popolari per il Sud, Sergio Lapenna. Non solo – continua- ma proprio in seguito ai tagli è aumentata anche la percentuale di utenti che ritiene che i servizi sanitari, a fronte di costi più elevati, hanno notevolmente peggiorato le prestazioni e i servizi offerti. Anche in regione Basilicata la situazione non è rosea. A fronte di un progressivo invecchiamento della popolazione, aumentano i costi. Infatti, sono stati introdotti i ticket sanitari, ma non è certamente migliorato il servizio offerto e , soprattutto non è mai stato arginato il fenomeno della migrazione sanitaria. In tal senso – afferma Lapenna- sia il Governo centrale che quello regionale hanno fatto poco, adottando una politica di soli tagli indiscriminati senza, invece, intervenire radicalmente su due aspetti fondamentali, ossia la razionalizzazione della spesa sanitaria e l’erogazione omogenea dei sevizi nell’intero territorio italiano. I tagli, infatti, non toccano mai i vertici, notizia di questi giorni è che, nonostante il periodo di austerity, alcuni dirigenti sanitari si sono aumentati le retribuzioni e, sebbene si tratta di un atto legittimo previsto dalla normativa, è quanto meno discutibile l’opportunità di questi adeguamenti automatici che valgono solo per pochi privilegiati, mentre il Governo ha bloccato l’adeguamento Istat per le pensioni. In questo caso – sottolinea Lapenna- è evidente che manca del tutto il principio dell’equità e del rigore, parole tanto abusate in questo periodo, ma poco applicate
Se si continuano a perpretare queste discriminazioni – conclude Lapenna- il clima di antipolitica cresce, ma si diffonde anche la sfiducia in un sistema che non riesce più a tutelare, soprattutto, le fasce più deboli.
Potenza, 6/06/2012
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